Come spostare le volumetrie dove ce n’è meno bisogno

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Sei anni fa quando si gettarono le basi per un nuovo piano regolatore, si pensò che permettere lo “spostamento” delle volumetrie su tutto il territorio avrebbe sicuramente aiutato e incoraggiato la cura dell’entroterra. Questo perché i proprietari di estesi terreni, avrebbero investito per aumentare volumetrie e riqualificare soprattutto le abitazioni dell’entroterra.
Questa non è una mia interpretazione ma fu la posizione di Viale Nazioni Unite.
Dopo 6 anni senza piano regolatore (ma quanto è costato ad oggi ai cittadini di Varazze?) in prossimità di una possibile approvazione, ecco tutto bloccato perché il piano regolatore dovrà prendere in considerazione i “fenomeni epocali” del cambiamento climatico e l’emergenza dissesto del territorio.
Nel frattempo in fatto di volumetrie, è avvenuto ovviamente l’incontrario.
Si spostano le nuove volumetrie dove il mercato le chiede, ovvero in città e dintorni perché valgono 10 volte di più.
Ovvio che sarebbe successo.
Scontato.
Così si è aperta la corsa a comprare terreni – spesso senza alcun interesse reale e magari abbandonati – per avere indici volumetrici interessanti altrove.
Normale che sia così.
Ma era quello che si voleva davvero?
Non mi pare. Almeno, non ricordo così.
Di certo c’è una città che oggettivamente si sta ulteriormente cementificando per altro con tante brutture, onestamente inguardabili.
Dagli attici astronave atterrati su palazzi di metà ‘800, a parcheggi bunker con vista mare come quelli in costruzione alla Mola.
Sta cosa dopo tutto va bene a tutti immagino.
Però poi, nei prossimi giorni vi racconterò cosa è successo a Ischia – che conosco bene – la famosa “isola verde”, dove in 20 anni il turismo di è ridotto del 90% (e non per il terremoto). Au revoir.

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