Tutti a ciucciare dalla tetta? ITALIA VS VARAZZE -parte 2

(segue) Varazze è in una situazione analoga. “Lockdown” ovvero chiusura quasi integrale di tutte le attività in città. Fatto ovviamente drammatico, seppure necessario, per riuscire a contenere l’epidemia Covid-19. Inevitabile una crisi pesante soprattutto delle aziende più deboli che si autofinanziavano esclusivamente con i flussi di cassa. Preoccupa anche l’avviamento, perché soprattutto nel commercio, il ritorno effettivo sul mercato richiede mesi e mesi di lenta e paziente attività continuativa. Dunque, stiamo parlando realmente di una situazione drammatica. Per questo occorrono misure serie non solo Governative, dando reale applicazioni ai tanti annunci di finanziamenti e aiuti , ma anche iniziative Comunali con una serie di intelligenti iniziative di agevolazioni, sconti mirati che aiutino realmente. Ciò a partire da tasse comunali già molto alte a Varazze e con l’aggiunta di un’addizionale IRPEF attivata da gennaio 2020 (anche se molti cittadini non lo sanno) pesante che deve essere assolutamente sospesa.
Bisogna superare le logiche che spesso hanno governato la Ragioneria comunale locale, una logica spesso sbagliata che ha mirato troppo al “chi spende poco spende meglio”, concetto molto ligure ma poco utile in un’economia che invece ha bisogno di aiuti e stimoli intelligenti che non degradino possibilmente in contributi a pioggia o peggio ancora, in assistenzialismo pericoloso.
Ecco dunque perché anche il Comune deve attivare un cambio di marcia. Deve farlo subito, con intelligenza e modernità, andando incontro ad esigenze reali dei commercianti, degli albergatori, dei dipendenti, dei pendolari, delle partite IVA.
Dobbiamo perciò anche noi “ciucciare” ma occorre farlo bene. C’è un però : Varazze nonostante le apparenze , lo scriviamo da tempo e i numeri purtroppo confermano, si sta impoverendo costantemente. Dati alla mano. Un tessuto economico che si riduce sempre di più, concentrato nelle mani di pochi, sempre più mono settoriale, sempre più dipendente da un turismo che rischia costantemente di mutare imprevedibilmente. A Varazze siamo impegnati di fatto a sfruttare la posizione geografica che ci vede il primo sbocco al mare per chi arriva dalla Lombardia. Forniamo servizi che continuano ad essere mediocri nonostante alcuni sforzi fatti. Varazze ha consumato circa il 10% del proprio patrimonio, registra una quota di lavoratori sulla popolazione sempre più bassa e una sotto occupazione giovanile purtroppo choc. Come varazzini confondiamo le invasioni disorganizzate del sabato e della domenica come successi e ricchezza duratura. Sbagliamo. Certo, è l’occasione di rimpinguare le casse asfittiche e di tirare avanti ma sappiamo tutti che non può essere una soluzione strutturale che porta ricchezza consolidata e diffusa. I primi a pagare gli esiti di questa situazione sono per esempio, gli albergatori che in questi ultimi anni hanno visto una riduzione drastica delle presenze straniere (-30% circa in tre anni) e una riduzione dei soggiorni anche da parte degli italiani. Gli albergatori potrebbero essere i primi a rischiare di non rialzarsi più da questa crisi epocale; Con loro vi sono molti artigiani e piccole attività dove i costi di affitto e gli oneri fiscali rischiano di ridurre i margini portando a chiusure sempre più frequenti. Un trend che resta il frutto di una strategia economica che ha imboccato un vicolo senza sbocchi. Il risultato è un territorio e un Comune che da qualche anno hanno ricominciato a pescare risorse dal serbatoio dell’edilizia e delle costruzioni, con un utilizzo del territorio continuativo, che rischia però di rendere il territorio sempre meno attrattivo. Il settore edile è un Giano bifronte dalle nostre parti: può essere attivato in modo intelligente aiutando a rendere le nostre bellissime cittadine ancora più uniche, può anche essere causa di un progressivo imbruttimento, di perdita di identità, eleganza e vivibilità. Credo che a Varazze purtroppo, la secondo via sia un rischio effettivo: mi vengono in mente molte realizzazioni, in questi anni, che non hanno alcun senso nel tessuto urbano storico e che hanno peggiorato l’identità del territorio. Troppe decisioni sono state prese da troppi pochi addetti ai lavori e il Piano regolatore ufficialmente scomparso da 10 anni dai radar potrebbero esserne un sintomo evidente.
Ecco allora che attaccarsi alla “ciuccia” è necessario ma rischia anche per la nostra città di essere un’azione necessaria ma effimera. Il Governo della città è in difficoltà e dovrebbe cambiare azione. Deve cambiare strategia. Per questo occorre un tavolo di concertazione e lavoro comune, dove ci si possa sedere e parlare con concretezza delle reali azioni da svolgere, delle azioni concrete e immediate da attuare per avere una città davvero più efficiente tra 10 anni, in grado di resistere virtuosamente ai mutamenti. Se non si fa questo, la tragedia del Coronavirus sarà “solo” un ulteriore passaggio verso una crisi economica irreversibile. E se fosse così non resterebbe che sperare che la grande ciuccia possa dare il latte vitale. Già, ma per quanto?

2 Commenti

  1. Riprendo la sua analisi dall’ultima parte quando parla di strategia.
    Non giriamoci intorno, prima dell’emergenza covid-19 Bozzano e la sua giunta non ne avevano alcuna. O meglio, l’azione dell’attuale amministrazione comunale era quella di gestire la città giorno dopo giorno per non scontentare il proprio bacino elettorale.
    Chiariamo, scelta legittima per chi è stato riconfermato con oltre il 50% di voti. Tuttavia mancava una strategia di lungo periodo per tutta Varazze.
    Dopo un anno di governo non si aveva l’impressione che il sindaco avesse una sua idea di come sarà la città tra 8-10 anni. A sua scusante riconosco che c’è stata l’emergenza alluvioni a novembre e l’emergenza attuale.
    Detto questo, siamo oggi in una situazione particolare.
    Nessuno in questo momento è in grado di prevedere cosa succederà tra 6 mesi, figuriamoci fra 8-10 anni.
    Eppure c’è un aspetto che non tutti colgono appieno. L’emergenza virus sta facendo saltare tutto ciò che davamo per scontato. L’esistente per come lo conoscevamo sta cambiando. Situazioni che da un lato sembravano granitiche si stanno rilevando fragili. Allo stesso modo persone o cose a cui non davamo particolare importanza diventano fondamentali per il futuro.
    I rapporti di prima del virus non saranno gli stessi del dopo e gli accordi presi precedentemente non varranno più dopo.
    In un tale contesto Bozzano e la sua giunta avranno il coraggio di rivedere le loro posizioni? Saranno capaci di gestire i cambiamenti già in atto? Avranno la lungimiranza di capire le nuove opportunità per la città che si prospetteranno dopo la fine dell’emergenza?
    Mi auguro di sì per il bene di Varazze.
    Andrà tutto bene dott. Ghibaudo? Auguriamocelo.

  2. Domanda : ma il sindaco e qualche assessore le leggono queste giuste osservazioni condivisibili da chiunque abbia un minimo di buon senso?

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