I nodi al pettine. I rischi di un’economia monocentrica.

Si può ancora fare qualcosa per l’economia di Varazze. Scelte e decisioni.

Economia monocentrica?

Varazze fino agli anni ’70 era una città con vari settori economici attivi, molto differenziati e tutti molto importanti. Turismo, industria, cantieristica, artigianato, edilizia convivevano fornendo lavoro e risorse da più fonti.Poi negli anni ’80 si spense tutto o quasi. Ufficialmente perché il turismo che prese il predominio dell’economia di Varazze era incompatibile – di fatto – che le altre attività.

Nacque, in quegli anni, una città con una mono-economia che all’epoca era in fortissima espansione. Passarono in secondo piano o furono addirittura dimenticate la pianificazione e le strategie per dare spazio ad altre realtà economiche che potevano convivere con il turismo. Artigianato, settore tecnologico, campo ambientale, aggregazioni di gruppi di professionisti, culturale, avrebbero dovuto ricevere incoraggiamento e finanziamenti pubblici e comunali soprattutto per sede e infrastrutture.

Non fu così. Oggi, la crisi pandemica dovuta al Covid ha messo a nudo le scelta errate del passato. E’ come se in Borsa si fossero investiti tutti i propri averi su un solo titolo azionario. Il turismo in ulteriore crisi ha trascinato in modo pesante verso il basso tutta l’economia della città, molto di più di quanto sarebbe accaduto se vi fosse stata una un’azione di sviluppo diversificato.

Si può tornare cambiare in parte direzione? Si può aiutare a crescere di più altri settori per equilibrare l’economia di Varazze? La risposta è positiva. A certe condizioni.

La prima è che non si faccia l’errore di ricorrere all’edilizia intesa come nuovi volumi per fare soldi cash senza in realtà prospettive serie.

La seconda è che si preparino e si finanzino, insieme alle organizzazioni economiche, progetti moderni di sviluppo che prevedano infrastrutture, agevolazioni fiscali, assistenza e servizi dedicati. Difficile? Forse. Consentitemi una battuta. Se non ci proviamo, i rischi della nostra economia cittadina saranno sempre più in mano al meteo estivo e ai bollettini meteo.

E’ davvero quello che vogliamo per il futuro dei nostri ragazzi e dell’economia della città?

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