L’ipocrisia che si chiama Parco del Beigua

Parco del Beigua Varazze. Facciamo come gli struzzi?

Cerchiamo di essere sinceri.

Sono 40 anni che diciamo che le meraviglie del massiccio del Beigua (perché sono sicuramente tali) dovrebbero diventare un’ attrattiva del turismo naturalistico di massa.

Un’area immensa che coinvolge molti Comuni e vede Varazze in qualche modo al centro.

Sogniamo giustamente un parco stile USA (per chi ci è stato) con info point, cancelli di accesso, controlli naturalistici, ristoranti e rifugi ecosostenibili, sentieri per tutti i gusti tenuti in modo maniacale, controlli antincendio, ecc ecc.

Guardiamoci negli occhi….Su 20 turisti lombardi (perché ci saranno quasi solo più loro) quanti conoscono o peggio sono interessati al parco del Beigua? 1 su 20 se va bene…..

Abbiamo persino un ente, che consuma il 70% delle risorse in stipendi, abbiamo avuto in passato finanziamenti un pò per tutto. Bene. Benissimo.

Disponiamo di centinaia di studi multilingue che ci raccontano le potenzialità straordinarie del turismo ecofriendly, dei parchi naturalistici e di tutte queste belle cose, ecc .ecc. che ci fanno intravedere nel parco del Beigua un’industria turistico ambientale con centinaia di giovani occupati, di giri d’affari incoraggianti, di mega siti mondiali del turismo (l’ultima “sola” clamorosa quella dell’adesione di Varazze al sito Anci immagino pagati con soldi nostri).

Tutti a beatificarci dell’autentica fabbrica turistica di cui disporremmo. Alla fine però (stringi stringi come si diceva una volta) cosa è successo davvero? Concretamente?

Dai non facciamo gli ipocriti per favore.

Forse, senza confondere i nostri desideri con la realtà, senza scambiare le mega ricerche di mercato con l’interesse reale dei bagnanti, dovremmo affrontare la cosa con più serietà, dando una risposta vera e non ipocrita.

La questione non è concordare se davvero il Beigua è una indiscutibile risorsa naturalistica. Qui la questione è: perché in 40 anni il Parco del Beigua dal punto di vista turistico non ha mai davvero interessato. Perché nonostante i milioni investiti con le tasse dei cittadini non si vede quasi nulla sul territorio.

Ecco, se non vogliamo essere ipocriti, dicendoci e ripetendo come un mantra “Tutto ok! Siamo su una bomba turistica straordinaria solo un poco sfortunata! Dobbiamo solo fare la pubblicità!” cominciamo a capire perché il Beigua oggi non è quello che sognavamo.

Mettere la testa sotto la sabbia come gli struzzi può essere utile. S ista tranquilli e si vive di continue attese finché non arriva il leopardo.

E’ la scelta migliore?

p.s. astenersi struzzi. Grazie.

1 Commento

  1. In un post nel cui titolo compare il Parco del Beigua lei scrive che in passato “abbiamo avuto in passato finanziamenti un po’per tutto” e poi più avanti parla “di milioni investiti con le tasse dei cittadini”. Scusi ma “abbiamo” a chi si riferisce? “investiti” dove? Come c’entrano con il parco del Beigua?
    Lo chiedo per chiarezza e per evitare quella “ipocrisia” che proprio lei ha inserito nel titolo accostandola al Parco del Beigua.
    Forse mi sbaglio, ma ho l’impressione che quel titolo sia stato messo per avere l’attenzione della gente, visto l’attuale interesse dell’argomento.
    Peccato che poi il post si perda in considerazioni ambigue e superficiali su questioni di soldi che però dal suo scritto non sembrano immediatamente riconducibili alla gestione del parco.
    Come qualcuno ha fatto notare in merito alla decisione della regione Liguria sui permessi di fare sondaggi nel parco del Beigua (a proposito perché non la cita nel post?) che ha generato giustamente, non ipocritamente, tanto clamore, bisogna fare attenzione ai termini che si usano per evitare ambiguità.

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