LA SILVER ECONOMY: COSA SUCCEDERA’ A VARAZZE

  

Partiamo dai dati reali. Nel nord ovest il 23,9% della popolazione ha più di 65 anni. Solo nel Comune di Milano ci sono 309.000 persone  over 65.

Si tratta di una popolazione mediamente più ricca delle restanti fasce di età: il reddito medio delle famiglie con a capo un over 65enne ha  un reddito superiore dell’11%  alla media nazionale. Se 20 anni da queste nuclei over 65 possedevano il 20% della ricchezza nazionale oggi posseggono il 40,6%.

Questi i numeri che fanno parlare di “silver economy”. Evidente che dentro questi numeri enormi vi sono decine di migliaia di famiglie che possono ambire ad acquistare una casa al mare, possibilmente vicina alla residenza lombarda  o piemontese, con un budget di spesa ragionevolmente estendibile fino a 250.000/400.000 euro.

Varazze diviene inevitabilmente uno dei luoghi più ambiti non tanto per i suoi servizi mediamente scadenti e neppure per la particolare eleganza (città caotica, perennemente assediata dalle orde domincali) ma certamente per la comodità con la quale può essere raggiunta e per l’ampia offerta balneare.

Ciò ha portato ad alcune conseguenze logiche sulla base delle dinamiche di mercato:

  1. I prezzi immobiliari anche in questi anni non solo hanno tenuto ma addirittura per le abitazioni nuove danno segnali di modesta crescita
  2. L’offerta di immobili nuovi da offrire a un mercato famelico di mono e bilocali è cresciuta spingendo le politiche edilizie (ammesso che si possa immaginare una esistenza di queste) a proporre sempre più immobili
  3. Ciò per altro favorita dall’assenza di fatto in un qualsiasi vero piano regolatore, ha spinto verso la conversione in massa di hotel e pensioni e alla riconversione di vecchi volumi industriali

Il mercato che oggi a Varazze potrebbe valere circa 200.000.000 di euro condiziona pesantemente – anche in presenza di potenti lobby strutturate – le scelte politiche e amministrative che fanno fatica a disancorarsi dal meccanismo di sfruttamento immobiliare a discapito di altre economie che sono chiaramente interessanti e portano maggiore occupazione specifica soprattutto dai giovani.

Il risultato finale è di meccanismi economici che tendono ad espellere i giovani o li rilegano ad attività provvisorie limitate all’estate oppure spingendoli in  massa- come sta avvenendo – a cercare studio e occupazione altrove.

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