Case “prime”… ma solo sulla carta: un buco fiscale da milioni di euro per Varazze?

Il tema è spinoso. Spinosissimo. Parliamo delle cosiddette prime case fittizie: abitazioni che, nei registri anagrafici, risultano come residenze principali, ma che in realtà sono seconde case a tutti gli effetti.

L’escamotage è sempre lo stesso: un componente della famiglia prende la residenza nella casa al mare – spesso a Varazze – pur continuando a vivere, lavorare e mandare i figli a scuola in un’altra provincia o regione. Il motivo? Ovviamente economico: risparmiare sull’IMU, sull’IVA in fase di acquisto, sulle imposte di registro e anche su alcune tariffe (rifiuti, utenze domestiche, ecc.).

Parliamo di oltre 1.000 euro l’anno di IMU risparmiata per ogni unità immobiliare. Una cifra che, moltiplicata per centinaia – se non migliaia – di casi, diventa una voragine nei bilanci comunali, oltre che un’ingiustizia fiscale verso chi, invece, paga regolarmente quanto dovuto.

Nel caso di Varazze, il fenomeno potrebbe avere dimensioni davvero rilevanti. Mancano dati ufficiali, è vero, ma qualche calcolo spannometrico si può fare:

  • le unità abitative totali sono circa 11.000;
  • di queste, almeno il 50% sono seconde case (5.500);
  • secondo le stime più prudenti, almeno il 20% di queste risultano “false prime case” (cioè circa 1.700 unità);

Ipotizzando un’evasione media di 1.000 euro all’anno, si tratta di quasi 5.500.000 euro all’anno sottratti alle casse comunali. Esageriamo? Forse. Ma anche no.

Già solo porre la questione, numeri alla mano, sarebbe un segnale importante. Non solo per fare chiarezza, ma anche per difendere l’equità fiscale tra chi paga tutto e chi, invece, gioca ai margini delle regole.

Eppure, i mezzi per contrastare il fenomeno esistono. Anzi, sono a portata di mano. Basterebbe incrociare i dati già in possesso della pubblica amministrazione: utenze attive, consumi elettrici, iscrizione scolastica dei figli, sede di lavoro, ecc. Il tutto senza violare la privacy, ma semplicemente facendo ciò che molti Comuni in Italia – e in Europa – già fanno. Non serve andare a Busto Garolfo, basti guardare cosa fanno nel Principato di Monaco, dove i controlli sulle residenze sono rigorosissimi.

Allora la domanda è semplice: perché non si fa un controllo sistematico a garanzia dell’equità complessiva?

Non serve una rivoluzione. Serve volontà, trasparenza . Perché continuare a far finta di niente, alla lunga, danneggia tutti. E soprattutto, premia chi aggira le regole.

3 Commenti

  1. Forse 16000 sono un po’ troppe, fermo restando che anche 11/12 mila sarebbero già un enormità. Rimane sconcertante non avere nessun dato ufficiale sia riguardo al numero di unità abitative e tantomeno un dato più attendibile su quanti siano gli abitanti reali del comune…

  2. È molto probabile che le unità abitative nel comune di Varazze siano un bel po’ di più di 11 Mila. Se non erro l’ultimo censimento completo fu nel 2011 e già a quel tempo la cifra era quella. Ma negli ultimi 15 anni il numero è sicuramente aumentato fra riconversione di alberghi e nuove speculazioni edilizie. Già il fatto di non avere un dato ufficiale di quanti appartamenti esistono nel territorio comunale è una cosa incredibile, figurarsi se qualcuno possa avere i mezzi per ricercare quante di queste unità abitative siano in realtà abitate…

    • Si, un altro lettore mi ha fatto presente che il dato realistico dovrebbe essere di circa 16.000 unità abitative equivalenti ad una città teoricamente di 35.000 abitanti.

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