Ieri a Varazze si è tenuto un Consiglio Comunale decisamente fuori dall’ordinario. Circa sessanta persone erano presenti tra il pubblico e in città non si parlava d’altro. L’attenzione era tutta concentrata sulla polemica – accesa, a tratti infuocata – legata al progetto di rifacimento di Piazza Vittorio Veneto. L’opposizione ha criticato duramente il piano, ritenendolo troppo costoso e ambizioso, anche a causa dell’inserimento di opere d’arte dal discutibile valore artistico.
Come spesso accade in politica, quando un tema assume un significato simbolico, anche i cittadini solitamente più disinteressati iniziano a prestare attenzione. E così è stato per la “questione piazza”, che ha catalizzato l’interesse di molti varazzini normalmente lontani dalla politica.
Il vero paradosso, però, stava nell’ordine del giorno. Ai punti 2 e 3 si discutevano due tra gli argomenti più importanti per qualsiasi amministrazione comunale:
2. L’aggiornamento del Programma Triennale dei Lavori Pubblici 2025–2027 e dell’Elenco Annuale 2025.
3. L’assestamento di bilancio e la salvaguardia degli equilibri finanziari per l’anno 2025.
Va dato atto che il Consiglio è proseguito fino a notte fonda ma…
Subito dopo il primo punto, il pubblico ha lasciato l’aula. I due temi centrali sono stati affrontati in un’aula vuota, con interventi ridotti al minimo. E dire che ci sarebbe stato tanto da discutere: basti pensare agli oltre 20 milioni di euro di investimenti previsti nel Piano triennale dei lavori pubblici solo per quest’anno.
Non sono un nostalgico della Prima Repubblica, neppure idealizzo i tempi. Ma questa dinamica mi ha colpito. Fa riflettere su come, in politica come nella vita, spesso ci si fermi all’antipasto, convinti di aver già visto tutto. Peccato che la portata principale arrivi solo dopo, e che in troppi se la perdano.
p.s. Sebbene qui non sia assolutamente questa la questione, spesso una virgola del dettato di una Legge finanziaria statale sposta decine di milioni di euro o più. Queste leggi sono redatte da burocrati di altissimo livello ministeriale. Se volete capire vi consiglio il libro “Io sono il potere – Confessioni di un Capo di Gabinetto” edito da Feltrinelli scritto da un anonimo dirigente statale romano.😎
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Caro Paolo,
condivido appieno le tue considerazioni, ma vorrei aggiungere alcune riflessioni sui 50 cittadini spettatori al consiglio.
Innanzitutto credo dobbiamo dirci onestamente che buona parte di queste persone facevano parte di quelle che in politichese si definiscono “ TRUPPE CAMMELLATE”, cioè i sostenitori di una delle due parti in causa (maggioranza e minoranza) che solitamente si mobilitano in casi come questo, per sostenere numericamente le opposte posizioni.
E’ quindi logico e naturale che, finita la discussione che interessava la polemica di Piazza Vittorio Veneto, si siano rapidamente smobilitate, avendo fatto il loro supino dovere di truppa cammellata, tutto sommato disinteressata ad altri argomenti.
Ma facciamo finta di essere in un mondo diverso, perfetto, ottimista, dove non esistono truppe cammellate, dove ogni cittadino ha un proprio pensiero e una propria indipendenza, esente da servilismo e piaggeria, e immaginiamo che quei 50 cittadini fossero davvero tutti interessati al bene della città e al suo progresso.
Sui social, da entrambi gli schieramenti, si è inneggiato ad una ECCEZIONALE PARTECIPAZIONE della cittadinanza. Ben 50 cittadini presenti ad un consiglio comunale! Una partecipazione DI MASSA!
Ma, se non sbaglio, la popolazione di Varazze, a quel che io so, è composta da circa 15 000 teste pensanti.
Definire quindi la partecipazione di 50 persone ad un consiglio comunale come qualcosa di eccezionale dimostra il pessimo stato in cui si è ridotta la democrazia e la politica in questa città ed in questa nazione.
Ormai siamo abituati alle bassissime percentuali di votanti ad ogni tornata elettorale, per cui si dice sempre che il partito dei delusi e dei non votanti ha da tempo la maggioranza assoluta in Italia.
Ma pensare che in un piccolo paese come il nostro, dove l’impegno politico e un minimo di partecipazione alla vita e alle scelte pubbliche dovrebbero essere pratica comune e di buonsenso, perché si rifletterebbe direttamente sulla propria qualità di vita e sul futuro dei propri figli, solo 50 persone su 15 000 partecipano ad un consiglio comunale particolarmente sentito, è veramente tragico.
Vogliamo aggiungere qualche centinaio (molto ottimistico) di spettatori in streaming?
Rimane il panorama desolante di più di 14 000 cittadini che preferiscono mugugnare al bar o sul divano di casa mentre guardano Temptation Island, e magari partecipano al televoto per le nomination, ma si disinteressano completamente ai programmi e al voto per le amministrative nella nostra Varazze.
Da tempo penso che Varazze non ha futuro, con o senza statua di Nettuno, perché i suoi cittadini non lo meritano, visto che ci entusiasmiamo per una cinquantina di truppe cammellate e non vediamo il deserto politico e partecipativo che ci circonda.
Concordo seppure le persone presenti per quanto possa anche essere lontano dalle loro convinzioni politiche meritano ocmunque apprezzamento. La situazione complessiva è quella che descrivi tu. I decisori sono sempre più delegati non per convinzione ma per disinteresse. Però a questo punto chi non partecipa ha torto in democrazia e dunque chi c’è deciderà per gli altri piaccia o no. Il problema è che riducendosi i votanti (partecipanti) piccoli gruppi organizzati e motivati incidono molto, molto di più del passato creando pesanti sacche di lobby (democratica).Ciao