Di riffa o di raffa….
Ho visto da vicino in questi giorni il terribile incendio che ha colpito l’Aude. La sensazione di inadeguatezza spaventosa.
L’intervento è partito con un certo ritardo, poi recuperato grazie all’arrivo di oltre 2.000 pompieri da tutta la Francia. È chiaro che, per fortuna, in quelle zone non sono abituati a fronteggiare incendi aggravati da una siccità così estrema. Ma non sono ancora pronti ad affrontare fenomeni sempre più aggressivi e improvvisi.
E qui nasce una riflessione: tutti gli scienziati concordano sul fatto che il Mediterraneo sia e sarà una delle aree più a rischio per gli effetti dei cambiamenti climatici. Il nostro “piccolo” mare, scaldandosi, provoca in autunno (e non solo) piogge e tempeste di un’intensità un tempo sconosciuta.
In Liguria abbiamo un patrimonio boschivo immenso ma difficile da gestire. In condizioni di siccità prolungata, con venti sempre più forti, il rischio diventa altissimo. La nostra regione ha purtroppo tutte le caratteristiche per trovarsi ad affrontare questi due pericoli pesanti.
Dobbiamo essere consapevoli che, prima o poi — e sempre più spesso rispetto al passato — anche qui ci troveremo in situazioni di alto pericolo.
Ecco perché dobbiamo investire adesso, anche come Comune, nella sicurezza dei rivi, nella cura e nel controllo dei boschi. Costa tanto? Certo. Ma come in una famiglia: se un membro è malato, i soldi si spendono per le cure, non per l’aperitivo.
Perché accadrà. E quando accadrà, dobbiamo poter dire di aver fatto il massimo.
Questi investimenti devono essere annuali e consistenti.
Non dimentichiamo che già lo scorso autunno non siamo stati lontani dal trabordamento del torrente Teiro: ad ottobre abbiamo sfiorato due alluvioni. Chi vive qui lo sa bene.
Dobbiamo investire e spiegare ai cittadini che lo facciamo per la sicurezza di tutti. Se lo capiranno, tanto meglio. Se non lo capiranno, lo faremo lo stesso.
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