ll mistero dei marciapiedi in galleria
C’è un enigma infrastrutturale che chi percorre spesso la A10 tra Savona e Ventimiglia prima o poi nota. Un dettaglio minuscolo, eppure impossibile da ignorare: l’altezza dei marciapiedi nelle gallerie.
Sulla tratta verso la Francia, i marciapiedi sono alla francese: pochi centimetri, quasi a filo carreggiata. Discreti, essenziali, sembrano dire “ci siamo, ma speriamo di non servire”. La cosa curiosa è che molte di queste gallerie sono anche state ristrutturate di recente e velocemente. Quindi non è archeologia autostradale: è una scelta.
Poi però imbocchi la A10 tra Savona e Genova gestita da Autostrada per l’Italia e il mondo cambia.
Dentro le gallerie italiane i marciapiedi diventano altissimi, massicci, veri e propri muri laterali. Difficile capire cosa accadrebbe nel caso un’auto toccasse il marciapiede. Qui il messaggio è l’opposto: “meglio esagerare”.
Stessa autostrada, stesso mare a pochi metri, stesso traffico. Eppure due filosofie progettuali inconciliabili. Da un lato la logica minimalista, funzionale, quasi invisibile. Dall’altro la cultura del “facciamolo grosso, non si sa mai”, tipica di un Paese che confonde spesso sicurezza con quantità di cemento. Ci sarebbe da chiedere quali sono le norme che regolano questi manufatti. Sono valide tutte e due le celte? Una delle due è sbagliata?
Voi direte ma no…è impossibile. Io vi rispondo che sono riusciti a installare pannelli anti rumore non conformi per centinaia di km. dovendoli poi risostituire (la cosa è in corso da anni).
È un mistero affascinante perché non riguarda solo l’ingegneria ma anche il buonsenso.
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