Se futuro non fa sempre rima con “lo vogliamo ora!”

Leggendo Marcello Veneziani persona con cui non condivido tutto (esempio no vax) ma che stimo mi ha colpito una sua riflessione e il mio pensiero è andato a Varazze:
“Che altro manca per realizzare ardite svolte? Il coraggio e la lungimiranza. Il coraggio di sfidare il mainstream, l’establishment, il blocco culturale e mediatico ma sul serio; il coraggio di elaborare progetti e studiare la loro fattibilità e poi osare la loro messa in pratica, fregandosene delle ostilità e delle minacce.
E la lungimiranza di non pensare all’oggi solo con l’occhio del ritorno immediato, dell’incasso sicuro e veloce, ma di pensare il futuro, di pensare al futuro, di avere la tenacia e la pazienza delle grandi imprese. Così si passa dalla cronaca alla storia, dalla tattica alla strategia, dalle belle parole ai fatti veri, dalle ovazioni alle opere che restano. Per essere lungimiranti bisogna pensare e circondarsi di chi pensa realmente il futuro, gli scenari internazionali, le geopolitica e la politica sociale, il terreno delle idee, delle emozioni e dei miti politici. Si dovrebbero non distribuire incarichi e pennacchi, ma attivare pensatoi, laboratori sperimentali di proposte, costruire canali di trasmissione tra il pensare e l’agire, tra il progetto e la strada”.

E’ un tema sollevato molte volte su queste pagine e riguarda la volontà riformista di assumere decisioni che sul momento possono non essere popolari ma che frutteranno in futuro benefici consistenti. Tradotto: rinunciare talvolta a qualche consenso immediato sapendo che si sta facendo il bene della Comunità in prospettiva è importante. Non è che vi sia un elenco di queste decisioni però sarebbe importante che vi fossero.
Perché amministrare bene vuole dire sapere gestire le cose correnti ma anche o forse sopratutto sapere vedere 10 anni più in là.

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