Turismo a Varazze: quando tutto dipende dalle previsioni meteo

A Varazze il turismo è sempre più legato a un fattore tanto imprevedibile quanto decisivo: le previsioni del tempo. Basta scorrere i dati delle presenze estive – ma ormai anche primaverili e autunnali – e correrarli con il meteo osservato per accorgersi di un andamento a singhiozzo, fatto di weekend pieni e settimane improvvisamente vuote. Il motivo è noto a tutti : gran parte dei nostri visitatori e secondocasisti arrivano dalla Lombardia e decidono se partire o meno guardando il meteo, spesso anche all’ultimo momento.

Per un lombardo, Varazze è a solo un’ora e mezza di viaggio. Questa vicinanza, che potrebbe essere un enorme punto di forza, si trasforma in una fragilità strutturale. Se le previsioni annunciano sole, la città si riempie; se promettono nuvole o un po’ di instabilità, le prenotazioni saltano, i ristoranti lavorano a metà, le spiagge restano vuote. E spesso tutto questo accade anche quando, nella realtà, la giornata si rivela migliore del previsto.

Il problema non è il meteo in sé – su quello nessuno può intervenire – ma una gestione del turismo che sembra dipendere unicamente da esso. Varazze viene percepita soprattutto come “meta da bel tempo”, legata quasi esclusivamente al mare e alla spiaggia. Quando manca la certezza del sole, manca anche la motivazione per partire.

Questo modello, però, oggi mostra tutti i suoi limiti. Le previsioni sono sempre più consultate, sempre più dettagliate, ma anche sempre più volatili. Un’icona di nuvola o un temporale previsto a ore può bastare per bloccare un flusso turistico che, potenzialmente, potrebbe comunque vivere la città in molti altri modi.

La domanda allora è inevitabile: cosa offre Varazze quando il meteo è incerto?
E soprattutto: lo stiamo raccontando abbastanza?

Facciamo fatica e definire strategie concrete. Alcuni Comuni, pochi per la verità, sono sulla buona strada: inutile ricordare il successo enorme di Pietra Ligure e Finale Ligure nel settore delle bici e mountain bike in particolare, che ha introdotto una vera destagionalizzazione. Noi come altri Comuni siamo arrivati dopo e oggi facciamo fatica a trovare strategie vere, effettive, praticabili, realistiche.

Non è facile. Ci vogliono anni e spesso non ci si riesce, questa è la verità.

Eppure si può fare. Qualcosa… Ad esempio, l’offerta culturale in una città che non ha mai davvero imbastito una reale, efficace politica culturale con strategie, soldi, obiettivi. Solo in questi ultimi anni si è mosso qualcosa ma i soldi disponibili rispetto ad eventi turistici tecnicamente inutili che costano da soli 6 volte tutto il budget destinato alla cultura in un intero anno, sono pochissimi.

Spendiamo troppo in eventi “turistici”, “concerti” che lasciano il tempo che trovano se non per un sabato e troppo poco nelle piattaforme strutturate pluriennali. Ciò è evidente. Bisogna ripensare se ne siamo politicamente e amministrativamente capaci (maggioranza e minoranza compresa) una strategia vera, perdurante, ostinata e coraggiosa.

Eventi culturali, sport, enogastronomia, benessere, storia, tradizioni. Ve lo dico in tutta sincerità: se il denaro diretto e indotto speso per le Frecce Tricolori e 15 minuti di spettacolo straordinario ma futile fossero spesi bene, molto bene per gli obiettivi sopra detti il bilancio economico vero sarebbe di gran lunga superiore e distribuito in un tempo infinitivamente superiore.

Il problema è che non siamo infrastrutturati per farlo. E anche se volessimo non puoi improvvisare rischiando di buttare via soldi mal spesi.

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