Nel corso del 2016 i dati parlano chiaro: Varazze è in contro tendenza per gli alberghi rispetto all’andamento generale della Liguria e della provincia di Savona che vedono una crescita complessiva intorno al 3% delle presenze, con significative crescite degli stranieri. La nostra città invece, registra una faticosa stabilità degli arrivi, e un drastico calo di presenze e arrivi degli stranieri. Il problema è che oltre Savona, e dunque in zone assolutamente simili alle nostre, molto sta andando in modo decisamente diverso.
Tutto ciò, se non si vuole pensare solo alla “baldoria” del fine settimana, prima o poi un’analisi seria del perchè ciò sta accadendo bisognerà farla. Anzi, il problema vero è che l’analisi seria è già stata fatta (ricordo ad esempio, lo studio presentato alla città dal dott. Bruno, esperto a livello nazionale di marketing). Il problema è che il sindaco, di fatto, questo problema lo sta rimuovendo, negando l’evidentissima significanza dei dati. Questi dati evidenti, mostrano una difficoltà strutturale del turismo a Varazze e pongono l’urgenza di assumere decisioni fondamentali che vengono in realtà ignorate o quello che è peggio pensando che con la caserma dei Vigili del Fuoco (citando uno degli aspetti urbanistici che interessano così tanto e a tempo pieno l’attività sindacale) e il palco sul molo (cito una buona iniziativa ma certo non strutturale) prima o poi si risolvano. Si sta rimuovendo il problema e fino a qualche tempo fa si è pensato di negare (il problema), evitando un rapporto serio con gli albergatori. Gli albergatori e gli alberghi saranno belli, brutti, buoni, cattivi , non lo so, ma sono albergatori e come tali non possono essere ignorati. Rischiano se andiamo avanti così, di essere una categoria in estinzione a Varazze e allora si passeranno anni a puntare l’indice per dare la colpa agli uni o agli altri.
Sarà allora un turismo ufficiale di mordi (la focaccia) e fuggi (con ombrellone). Un bene? Un male? Parliamone. Di certo non si può fare come il sindaco Bozzano sta facendo ovvero negando il problema, negando i dati chiarissimi oramai consolidati purtroppo, delegando ad altri perchè alla fine è anche comodo delegare.
Non c’è un motivo (del calo di presenze turistiche) : ce ne sono molti.
Cominciamo col dire che questi “numeri” poco rappresentano dello stato reale. I dati statistici di arrivi, partenze, presenze, vengono raccolti dalla Regione (oggi in tempo reale per via telematica). Se gli operatori turistici non inviano i dati (o li inviano parzialmente) il rilevamento statistico è falsato. Poichè più nessuno controlla, chi glielo fa fare agli operatori di fornire i dati statistici reali in base ai quali verranno poi tassati ?
E’ fuor di dubbio che i costumi sono cambiati; la vacanza viene concepita in tutt’altro modo rispetto a qualche decennio addietro. A Varazze hanno chiuso decine e decine di alberghi e sono sorte migliaia di mini seconde case. Gli alberghi, bene o male, i dati statistici magari li forniscono, ma i proprietari delle seconde case ???
Le cose non vanno così male come può sembrare. Il flusso reale di vacanzieri non è variato di tanto: non soggiornano più negli hotel (che sono spariti) ma negli appartamenti ammobiliati che ormai, nessuno lo dice, vengono affittati anche per i week end ed anche per una sola notte.
Sarebbe molto ma molto interessante che il Comune fornisse due dati due: numero di abitazioni non occupate (sono tutte nell’offerta turistica) e numero di comunicazioni di affitto di case ammobiliate ad uso turistico (come prevede la legge regionale 32/2014 art. 53 comma 7 Se il Comune fornisse questi due dati due si potrebbe capire molto meglio di che cosa stiamo parlando. O meglio: di che cosa stanno tacendo.
Una cosa é certa le strutture ricettive volte al turismo, a Varazze, sono ormai obsolete. Il sindaco avrà forse le sue colpe ma Varazze offre focaccia e ombrelloni di serie ma tutto il resto… la caserma dei vigili del fuoco poi di certo non è un incentivo turistico, direi che gli spazi a Varazze vengono mal sfruttati! Le iniziative quasi inesistenti le attrattive idem e non si fa nulla per ovviare anche al problema, secondo me da risolvere al più presto, del mercato al sabato, giorno in cui ci sono gli arrivi che non trovando posteggio ma bensì bancarelle ci scavalcano e vanno altrove, così da perdere anche chi farebbe il fine settimana. Insomma o si ci rinnova e si cambia o Varazze sarà zona di solo transito.
Varazze è asfissiata dalle seconde case, a seguito di una politica poco lungimirante – basata sul perseguimento di facili e veloci guadagni – ma causa, per forza di cose, di un progressivo impoverimento dell’economia locale… Ciò che più mi rattrista è che questa politica viene perseguita tuttora! Si tratta di miopia patologica, di carenza di fantasia o di cos’altro? Ci si lamenta dei camper, quando siamo una delle poche cittadine turistiche “di rilievo” a non essere ancora dotata di un’area per la sosta attrezzata per accogliere anche questa tipologia di turismo (che non è e non sarà mai rivale del turismo alberghiero), ma in pochi si accorgono che, se continueremo a costruire seconde case (spesso poco più che “loculi” di nemmeno 40 mq), gli alberghi finiranno per chiudere tutti!
Credo che l’edilizia locale vada direzionata verso la riqualificazione dell’esistente, senza ulteriori aumenti del carico insediativo (limitazione della realizzazione di nuovi alloggi), alla creazione di nuovi parcheggi (anche su iniziativa privata), perché negli ultimi decenni la tendenza a monetizzarli è stata devastante, il Comune ha incassato i soldi e non si sa se e come li abbia spesi (sicuramente non per realizzare nuovi posti auto), all’utilizzo delle aree di trasformazione per fini diversi dalla residenza (creazione di parchi divertimenti, parchi sportivi, centri benessere e quant’altro possa potenziare e diversificare la stantia offerta turistica locale). Allora, forse, gli alberghi potranno tornare a lavorare. Ricordo che è in fase di definizione il nuovo PUC (piano urbanistico comunale), destinato a pianificare lo “sviluppo” (non per forza inteso come “espansione”, sia ben chiaro….) cittadino per i prossimi 10 anni almeno. Almeno questa volta, siamo maturi, puntiamo a guardare oltre il palmo dei nostri nasi!
Scusate lo sfogo….
Sono perfettamente d’accordo con Lei. A onor del vero, lo scempio degli anni ’60 e ’70 va anche visto con glli occhi di allora…E’ anche vero che alcune città e luoghi turistici fecere scelte diverse e ora ne raccolgono sontuosi frutti (penso alle cinque Terre, penso all’alto Adige, in parte alla Toscana…). grazie del contributo.