Ragioneria, non solo una scuola perduta

Ragioneria
Ragioneria una scuola perduta

Con l’addio di Ragioneria a Varazze  si chiede un’epoca. Quella di una città (Varazze) che puntava ad essere una città completa e con più vocazioni. Una città dove vi era turismo ma anche innumerevoli attività artigianali e di piccolissima industria, con un tessuto economico varie e non monosettoriale. Era la terza città della provincia e l’undicesima della regione. I treni fermavano quasi tutti e tra Genova e Savona vi era un’unica fermata obbligatoria: Varazze. Era una città con una struttura sociale più complessa ed era in grado di sostenere un istituto superiore come Ragioneria.

La città con il tempo dal punto di vista economico e sociale è  molto più fragile. Punta unicamente sul turismo (ancora stagionale) e qualche attività collaterale e come tale è espostissima ad ogni mutamento. Non è stata una scelta.Si è è subito il tutto piuttosto passivamente. Ora Ragioneria chiude. Come nella sostanza chiude la città con i suoi circa 1500 pendolari sparpagliati tra Genova e Savona, gli uffici pubblici che sono sempre a Savona o a Genova per non parlare della sanità, degli uffici fiscali, della P.S. ecc.

Eppure non è scritto che debba essere così. Molte città hanno saputo conservare meglio alcuni servizi. Pensiamo a Cairo per non parlare di Alassio, per rimanere solo nella nostra provincia, che non hanno rinunciato mai  ad essere anche città di servizi. Negli ultimi anni il turismo-centrismo si è accentuato. Sono del parere che questo andazzo faccia male anche al turismo, perchè rende la struttura sociale meno reattiva agli stress e alle difficoltà e troppo dipendente da fattori esterni. Il turismo stesso, ha bisogno di capitale umano, di imprenditori che possano trovare anche il loco servizi, assistenze, tecnologie, artigiani qualificati che diano qualità complessiva.

Non è la strada scelta. E’ un errore che si paga nel tempo. Anche con gli studenti che trovano riferimenti altrove inevitabilmente e recidono sempre più i legami con il territorio.

1 Commento

  1. Tutti adesso si scandalizzano, il sindaco minaccia azioni legali, ma in realtà si sapeva da tempo che il provveditorato aveva deciso di chiudere la ragioneria di Varazze al termine dell\’attuale ciclo di studi. Quello che non mi piace di questa storia è che nessun amministratore ha fatto una seria proposta alternativa alla semplice perdita della scuola.
    Le mamme che lo scorso anno avevano frequentato gli \”open day\” al Priamar mi avevano riferito che al posto di ragioneria ci sarebbe stata una scuola professionale agraria. La cosa mi aveva lasciato molto perplessa. Il corso di studi infatti sarebbe stato solo triennale. Gli studenti, se avessero voluto conseguire un diploma legalmente riconosciuto, sarebbero stati costretti a frequentare gli ultimi due anni a Mondovì o ad Albenga, gli istituti tecnici agrari più vicini a noi. Quello che mi convinceva di meno della proposta era il fatto che la scuola avrebbe dovuto avere un collegamento con la realtà locale in modo che alla fine del triennio gli studenti avrebbero trovato subito un lavoro. Sarò ingenua, ma da noi conosco delle piccole proprietà a carattere familiare, ma non vedo proprio delle grandi aziende agricole che avrebbero potuto soddisfare tale domanda.
    Se invece si vuole salvare la struttura esistente, fatta di aule, di laboratori, di spazi ricreativi, di uffici, non sarebbe meglio puntare su una scuola che insegni dei mestieri legati alla nostra storia?
    Per esempio Varazze ha sempre avuto una grossa tradizione di \”maestri d\’ascia\”. Oltre ai cantieri Baglietto, che rappresentavano un target di lusso, nella nostra città c\’erano molti altri cantieri, magari ricavati in garage, dove artigiani e apprendisti facevano delle imbarcazioni semplici ma di qualità.
    Potrebbe essere una idea puntare sui costruttori di piccole imbarcazioni, sugli artigiani specializzati nella realizzazione di mobili per la nautica, su altre attività legate al mondo del mare, come la pesca, come la conservazione del pescato, come le attività legate al turismo acquatico.
    Utopia? Sogno? Forse si, ma invece di minacciare ricorsi al TAR che fanno solo la felicità degli avvocati non sarebbe meglio fare una proposta alternativa?
    C\’è qualcuno che vuole ragionare concretamente su una scuola legata mare? La scuola \”blu\”? Se c\’è si faccia avanti.

Leave a Reply

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*