Discarica della Ramognina: riflessioni quasi libere

Su queste pagine il tema della discarica della Ramognina è stato affrontato più volte, spesso però senza grande partecipazione da parte dei lettori, come dimostra il calo di interesse verso i post dedicati. Eppure si tratta di una questione delicata e tutt’altro che secondaria. Da anni sosteniamo – e i fatti lo confermano – che questa vicenda rappresenti, sin dagli anni ’80, una sorta di “buco nero” nelle politiche amministrative della città.

Per decenni la cittadinanza ha accettato una sorta di patto implicito: in cambio di uno sconto sulla tariffa dei rifiuti, pochi si sono davvero preoccupati della discarica. A contribuire a questo disinteresse c’era anche un elemento tutt’altro che marginale: l’impianto era lontano dagli occhi, dalle passeggiate e dallo sguardo quotidiano di residenti e turisti. La gestione affidata a privati che in fase di esaurimento si sono progressivamente defilati.

Nel corso del tempo, amministrativamente, è accaduto un po’ di tutto. Decisioni strategiche sbagliate all’origine fin dagli anni ’80 sono state portate avanti con la consapevolezza – più o meno dichiarata – che fosse meglio lasciare le cose così com’erano. Occorre dare atto che dopo tanti anni, l’amministrazione Pierfederici ha mantenuto un impegno elettorale: chiudere la discarica. Ma la chiusura non risolve automaticamente i problemi ambientali; anzi, in molti casi rappresenta solo l’inizio delle criticità, soprattutto considerando che per decenni non sono state accantonate le risorse obbligatorie necessarie per gestire correttamente la fase post-operativa.

L’attuale sindaco, di fatto, si ritrova a gestire a valle problemi accumulati in lunghissimo tempo. L’intera vicenda ricorda un po’ la storia della domestica che nasconde la polvere sotto lo zerbino fino al giorno in cui qualcuno inciampa: prima o poi, ciò che si è evitato di affrontare torna a galla. Non siamo qui per fare la gara delle responsabilità nelle scelte che sono e rimangono molto diffuse.

Non entriamo qui nei dettagli delle questioni più recenti, che non possiamo approfondire. Rimane però la sensazione che ci si sia passati più volte di mano una “patata bollente”, o un cerino acceso, e che la situazione complessiva non sia affatto rassicurante. Tutto questo, peraltro, nel costante e generale disinteresse dei cittadini — che, vale la pena ricordarlo, sarebbero i proprietari indiretti della discarica.

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