L’8 settembre 1943 a Varazze

L’8 settembre 1943 alle 19.42 andò in onda il radiomessaggio del Capo del Governo Badoglio che annunciava l’armistizio (in realtà la resa senza condizioni, ma noi lo chiamiamo da sempre armistizio) con gli Alleati. Seguì un momento di totale vuoto militare. A Varazze la presenza militare soprattutto della Marina Militare era significativa per via dei cantieri che lavoravano per la Marina.

I tedeschi già presenti in forze in Liguria nella nottata occuparono e presero il controllo dei cantieri e dei posti di accesso alla città senza colpo ferire. Le truppe italiane smobilitarono e i comandanti non diedero seguito all’esplicito invito a prendere le armi contro ogni minaccia che non fosse quella degli alleati e dunque contro i tedeschi. Vi fu il “liberi tutti” e i soldati si avviarono nella maggior parte dei casi verso le proprie zone di residenza cercando di non essere intercettati dai tedeschi che dalla mattina del 9 cominciarono una vasta azione di controllo di ferrovie e strade con lo scopo di fermare i soldati italiani in fuga.

Non vi furono scontri. Da quel giorno tuttavia alcuni ex soldati e civili cominciarono ad organizzarsi un gruppi armati migrando nell’entroterra per formare poi quella anomalia tutta varazzina del gruppo autonomo di partigiani che non rispondeva a nessuno schieramento politico esplicito.

LA preoccupazione principale dei tedeschi fu quella di assicurarsi gli arsenali navali varazzini: alla data dell’armistizio, a Varazze si trovava ad esempio il motoscafo armato MAS 561, un mezzo della Marina italiana appartenente alla squadriglia “Castagnacci”, legata alla X MAS. Il mezzo era sullo scalo di alaggio per lavori di riparazione: fu catturato immediatamente dai tedeschi e successivamente consegnato alla Marina della RSI Repubblica sociale Italiana a difesa delle coste liguri; terminò la sua corsa nell’aprile 1945 al largo in Imperia quando fu affondato dalla marina USA.

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