VARAZZE 1946
Le elezioni per l’Assemblea Costituente, tenutesi il 2 giugno 1946 elessero il primo parlamento italiano con il compito di varare la nuova Costituzione italiana.
I dati fotografano una città “divisa a metà” tra moderati e sinistra, una realtà diffusa in molte aree dell’Italia del dopoguerra, specialmente nei centri con una significativa presenza operaia. Il Partito Socialista (PSIUP all’epoca) era una delle forze più forti della sinistra italiana, seguito dal PCI, e insieme rappresentavano una parte consistente dell’elettorato popolare. Dall’altro lato, la Democrazia Cristiana incarnava l’ala moderata, cattolica e anticomunista, fortemente radicata in Comuni come Varazze, Celle Ligure, Albisola, Loano, Alassio.
Nel 1946 la città era ancora un centro industriale e artigianale, con realtà produttive come il cotonificio, la conceria e i cantieri navali. Queste aziende non solo davano lavoro a migliaia di persone, ma strutturavano una classe operaia stabile, spesso proveniente anche da altre zone della Liguria.
La progressiva deindustrializzazione avvenuta tra gli anni ’70 e ’90 ha portato non solo alla chiusura di queste realtà, ma anche a una trasformazione dell’identità della città: da centro operaio-produttivo a località prevalentemente turistica e residenziale. Questo ha inevitabilmente cambiato la composizione sociale e, di conseguenza, quella elettorale. Oggi, la minore presenza dell’elettorato di sinistra è anche il riflesso della scomparsa di quel mondo del lavoro che un tempo ne costituiva la spina dorsale.
I partiti di allora non esistono più, e anche il modo di fare politica è cambiato radicalmente. La frammentazione, la personalizzazione e la volatilità del voto di oggi contrastano fortemente con le forti identità ideologiche del secondo dopoguerra.

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