Basta sentire chi ha sempre pescato. Chi ha pescherie che se va bene (giocoforza) propongono il 20-25% di pescato locale (il resto non è che non sia fresco anzi ma non è di questo mare).
Sono rimasti in sei. Sei pescatori della storica cooperativa di Noli. Nei tempi d’oro erano più di venti: un piccolo esercito del mare che ogni mattina usciva all’alba, custodendo saperi antichi e un rapporto profondo con l’acqua e le sue stagioni. Oggi resistono in pochi, e non per mancanza di volontà.
Il mare è sempre meno pescoso. Andare avanti è diventato difficile, a volte quasi impossibile. E fa male dirlo, perché tutti noi, da ragazzi, ricordiamo un’altra realtà: bastava allontanarsi di pochi metri dalla spiaggia per vedere stelle marine, ricci, sogliole mimetizzate nella sabbia, polpi nascosti tra gli scogli. C’era vita ovunque. Oggi non c’è più nulla. Nemmeno cozze e patelle. Tutto sparito.
Eppure l’acqua è più pulita. Anche grazie al lavoro del depuratore consortile, il mare restituisce una qualità che negli anni ’70 e ’80 era impensabile. Non è l’inquinamento visibile il problema principale. È qualcosa di più profondo: impoverimento degli stock ittici, pressione costante, cambiamenti climatici, equilibrio spezzato.
La pesca è al limite. E quando un sistema è al limite, continuare come sempre significa condannarlo. Occorre avere coraggio. Il coraggio di fare una scelta impopolare ma necessaria: fermarsi.
Chiudere la pesca per due anni. Lasciare che il mare si riprenda. Consentire alle specie di ripopolarsi, agli habitat di rigenerarsi, alla catena alimentare di ritrovare un equilibrio. Sarebbe un sacrificio enorme per quei sei pescatori che ancora resistono, e proprio per questo dovrebbe essere una decisione accompagnata da sostegni concreti e seri. Ma è forse l’unica strada per evitare il colpo di grazia definitivo.
Se perdiamo il mare, perdiamo una parte della nostra identità. Noli senza pescatori non è solo un cambiamento economico: è una ferita culturale, storica, umana.
Meglio fermarsi oggi per poter tornare domani. Prima che sia davvero troppo tardi.
Leave a Reply