Borghetto alle buste: per 20 concessioni balneari, 27 partecipanti

A Borghetto Santo Spirito si è chiusa la gara per 20 stabilimenti balneari. Le domande presentate sono state 27. Un numero che, letto senza pregiudizi, fa riflettere.

Per anni si è parlato di “corsa alle concessioni”, di folle di imprenditori pronte a contendersi ogni metro di spiaggia. E invece i numeri raccontano una realtà più sfumata. Ventisette candidature per venti concessioni significano, in media, poco più di un candidato per stabilimento. Non esattamente un assalto.

Questo può voler dire due cose.

La prima: forse non c’è tutta questa aspirazione a gestire uno stabilimento balneare. Perché dietro l’immagine estiva fatta di ombrelloni e cabine c’è un’attività complessa, che comporta responsabilità, normative stringenti, gestione del personale, sicurezza, manutenzioni, tasse e rischi d’impresa .

La seconda: il mercato reale è più ristretto di quanto si immagini. Per partecipare a una gara pubblica e, soprattutto, per gestire uno stabilimento balneare in modo sostenibile, serve una certa competenza. Non basta la disponibilità economica. Occorrono capacità organizzativa, conoscenza del settore, attenzione alle regole ambientali e demaniali, conoscenza del territorio.

Gestire uno stabilimento non è improvvisazione. È un mestiere che si impara nel tempo, spesso tramandato di generazione in generazione, o costruito con anni di lavoro sul campo.

Forse questi numeri ci aiutano a superare certe narrazioni semplicistiche. Il tema delle concessioni è complesso e merita analisi lucide. I dati di Borghetto ci dicono che il settore balneare è un comparto che richiede esperienza.

E quando il mercato è selettivo, non sempre è un male: può significare che a restare sono (o a entrare sono) operatori preparati, consapevoli (speriamo) delle responsabilità che comporta lavorare su un bene pubblico prezioso come la nostra costa.

1 Commento

  1. Sarebbe interessante capire chi ha partecipato a queste aste, oltre ai tradizionali gestori. Da tempo si favoleggia di multinazionali, marchi sportivi, imprenditori edili, lavatrici mafiose ecc. ecc. Sarà interessante capire cosa scaturirà dagli assegnamenti. Bisogna anche tenere conto che forse, al momento almeno, Borghetto Santo Spirito sembrerebbe meno appetibile di Varazze, anche se la nostra città è in calo rapidissimo nella classifica delle città turistiche del savonese. Credo che ogni città farà storia a parte, in base alle sue opportunità di sviluppo ed ai progetti urbanistici in cantiere. E la domanda di base è: Varazze è ancora appetibile per un accorto investitore? La città ha un progetto di sviluppo futuro, o si sta intervenendo un pò a caso, qua e là, senza una vera visione urbanistica globale?

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