Correre l’università della sociologia

Correre accelera tutto. I volti scorrono in sequenza, le voci si sovrappongono, frammenti di conversazioni ti raggiungono e poi spariscono.
La corsa di oggi era lunga — oltre 15 km — e bisognava pur far passare il tempo.

Così mi sono improvvisato sociologo da marciapiede. Ho iniziato a contare le coppie, apparentemente tra i 30 e i 55 anni, incrociate lungo il percorso, secondo una statistica del tutto buffa e personale:

  • Coppie con uno o più cani: 34
  • Coppie con un figlio: 11
  • Coppie con due figli: 3

Numeri minuscoli, certo, ma abbastanza eloquenti da suggerire una tendenza. Il cane come sostituto affettivo, il figlio unico come compromesso, la famiglia numerosa come eccezione quasi folkloristica. Non è un giudizio morale, ma una fotografia: il desiderio di continuità sembra sempre più fragile, schiacciato tra precarietà, individualismo e paura del futuro.

Il declino demografico non è solo una questione di statistiche nazionali o grafici dell’ISTAT: è una scelta quotidiana, silenziosa, che si consuma lentamente. Un popolo in particolare quello ligure che rinuncia non scompare all’improvviso, ma si ritira lentamente dalla storia, come se avesse smesso di credere in se stesso.

Forse non è un crollo, ma una forma di auto-estinzione dolce, senza rumore. Io intanto continuo a correre, facendo domande che non trovano risposta, almeno fino al prossimo chilometro.

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